Siamo davvero connessi come sembra? รจ una domanda che mi faccio spesso, ed
apparentemente guardando i dati la risposta non puรฒ che essere affermativa. Secondo il
report annuale stilato da โ€œWe Are Socialโ€– soffermandosi solo allโ€™Italia – il 90% della
popolazione รจ connesso ad internet, con un tempo medio online di 6 ore al giorno, di cui 2
passate sui social media. Per un totale di piรน di 2.190 ore in un anno spese davanti ad uno
schermo e collegati con amici, parenti, colleghi e persino estranei che si trovano in una
qualsiasi parte del mondoโ€ฆnon possiamo dire di non esser connessi.


Eppure allo stesso tempo emergono ricerche contenenti dati preoccupanti sullo sviluppo di
forme di isolamento sociale, dissociazione dalla realtร , e persino comportamenti ansiosi e
depressivi, e molti di questi studi ritengono lโ€™eccessivo uso dei social una delle cause
principali, sempre piรน persone tendono ad essere social ma non sociali. A quanto pare
riusciamo a collegarci con il mondo attraverso uno strumento minuscolo ma non riusciamo a
connetterci con la persona che abbiamo di fronte, con le sue emozioni, sensazioni e
necessitร .

Proprio lโ€™altro giorno mentre stavo scorrendo distrattamente le storie su TikTok – รจ si lo
ammetto, ogni tanto lo faccio anchโ€™io – mi รจ capitato uno spezzone di un’intervista allo
psichiatra Vittorino Andreoli avente come oggetto il tema dellโ€™essere connessi. Dove usa
testuali parole :โ€œMa vi rendete conto che noi viviamo in una societร  in cui stiamo
dimenticando il pensare, la capacitร  di immaginare, abbiamo trasformato questo cervello
che cโ€™รจ qui dentro in un organo recettore che รจ continuamente bombardatoโ€. Sono parole
forti su cui riflettere e da prendere come spunto per cercare di invertire questa tendenza.
Non voglio dire che dobbiamo smettere di utilizzare i social, internet e la tecnologia, ma
dovremmo trovare il giusto compromesso. Non possiamo permetterci di perdere
lโ€™immaginazione, lo spirito critico, lโ€™empatia, la curiositร , la bellezza delle piccole cose
quotidiane, perchรฉ sono proprio queste caratteristiche a far sรฌ che la nostra vita abbia senso.


Soprattutto in Occidente e nei paesi piรน digitalizzati la stragrande maggioranza delle
persone non riesce a staccarsi dal telefono, controlla continuamente email, chat e social,
portandosi lo smartphone persino in bagno. Arriva un momento di noia? Via a scrollare il
feed di Instagram. Un momento di pausa? Eccoci a curiosare le vite degli altri su TikTok.
Appena svegli che si fa? Unโ€™occhiata a Facebook non possiamo non darla. E quando siamo
con i nostri amici? Neanche in quel caso riusciamo a concentrarci su di loro eliminando il
dispositivo.

Considerando il significato della parola connettere – Mettere in stretta relazione,
congiungersi – io personalmente non credo che siamo cosรฌ connessi come i dati vogliono
farci credere. E mi chiedo anche, se domani questa connessione saltasse e ci trovassimo
senza smartphone e pc, solo noi stessi e gli altri, senza schermi o filtri saremmo ancora in
grado di riconoscere e apprezzare la bellezza di ciรฒ che realmente ci circonda? Riusciremo
ad annoiarci e vivere momenti di vuoto, a riconnetterci con la natura e con lโ€™ambiente, ad
immergerci pienamente nelle persone con cui stiamo parlando?


Non รจ un caso che in alcuni paesi dellโ€™Oriente e del nord Europa stanno spopolando
pratiche che aiutano a soffermarsi, scollegarsi, ed essere presenti. In realtร  sono attivitร  che possiamo praticare tutti, che abbiamo sempre fatto e dato per scontato, ma che hanno un
impatto veramente positivo sul nostro benessere. Pensiamo a quello che in Giappone viene
definito shinrin yoku o forest bathing, il nome lascia immaginare un sacco di cose
complicate, si tratta invece di passare del tempo in mezzo alla natura, camminando e
respirando, immergendoci completamente nei suoni, nelle sensazioni e negli odori. Per non
parlare dellโ€™arteterapia, fenomeno che si sta sviluppando qua in Europa e consiste nel
visitare musei, gallerie dโ€™arte e mostre. Azioni che possono sembrare banali ed ovvie ma
che pensandoci bene ci obbligano ad essere presenti, ad osservare e comprendere, a
sviluppare un pensiero, a connetterci realmente con ciรฒ che abbiamo intorno a noi. Queste
sono soltanto due idee di possibili attivitร  da mettere in pratica per disconnettersi dai social e
collegarsi con ciรฒ che รจ realmente importante, ma ce ne sono tantissime altre da provare
come lo sport, la lettura, la meditazioneโ€ฆsta a noi trovare cosa ci fa sentire piรน vivi.


Concludo precisando che questa non รจ una critica ai social e al mondo virtuale, in quanto
sono strumenti che ci aiutano e apportano grandi benefici nelle nostre vite, ma รจ una
riflessione sull’uso compulsivo che ne facciamo. Un invito ad uscire dal perfetto mondo
apparente che abbiamo creato per riscoprire la bellezza della realtร  che ci circonda, per fermarci, ascoltare, e vivere il momento.

2 Rirsposte a “Connessi ma non troppo”

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